Quando a San Domino furono confinati gli omosessuali

Isole meravigliose le Tremiti, dove l’azzurro del mare e il bianco della calcarnite si incontrano. Meta turistica in forte ascesa per la bellezza selvaggia e incontaminata dei suoi luoghi. In questo posto di antica origine, set ideale di un’epopea mitologica, per secoli sono stati confinati dissidenti politici, prigionieri e, durante il ventennio fascista, omosessuali. San Domino, nello specifico, divenne luogo di confino omosessuali provenienti da varie parti d’Italia che riuscirono, tuttavia, a superare un momento storico molto difficile e complesso integrandosi con il territorio e creando una vera e propria comunità.

Omosessuali confinati a San Domino:

Il fascismo e l’omosessualità

Durante il ventennio fascista la pederastia (così veniva appellata l’omosessualità) venne trattato con ambiguità. L’omosessualità era considerata una deviazione innaturale e abnorme che avrebbe potuto minare la virilità maschile. Fino al 1938, però se vissuta in segreto, non veniva punita. Nell’Italia fascista la punibilità dei reati contro la morale era affidata al Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza che dava alla polizia la facoltà di colpire con provvedimenti della diffida, dell’ammonizione giudiziale e del confino di polizia, tutti coloro che costituivano motivo di scandalo. Trattandosi di reati amministrativi non c’era bisogno nemmeno di processo: attraverso un’intricata rete di spie e informatori, le questure trasmettevano alla Direzione generale di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno le informative su potenziali dissidenti politici e sociali. Quindi, seppur formalmente il reato di pederastia non esisteva, si poteva essere confinati se con il proprio comportamento si offendeva pubblicamente la morale. Gli uomini che subirono il confino furono almeno 300: provenienti da varie parti d’Italia, vennero smistati su alcune isole, tra cui San Domino.

Gli omosessuali a San Domino

A San Domino giunsero nel 1939 per la maggior parte uomini provenienti dal catanese; il questore della città siciliana si mostrò particolarmente solerte nella sua caccia agli “arrusi”, come venivano definiti in dialetto catanese. Giunti sull’isola, questi uomini furono rinchiusi in grandi camerate, sorvegliati costantemente dai carabinieri di giorno e rinchiusi di notte. La vita sull’isola per loro non fu semplice: non c’erano fognature, né gabinetti; i rifiuti erano abbandonati per strada; mancava il cibo e la tubercolosi si faceva sempre più minacciosa. Tuttavia, nell’estrema difficoltà, questi uomini riuscirono a creare una comunità che pian piano venne integrata dagli abitanti dell’isola: spesso i confinati lavoravano per i commercianti locali. L’esperienza del confino su San Domino terminò il 28 maggio del 1940, quando il capo della polizia Bocchini ne stabilì la riconversione: con l’entrata in guerra, servivano nuovi spazi di detenzione per dissidenti politici ed ebrei. Varie testimonianze raccontano la difficoltà di molti confinati a lasciare l’isola: qui per la prima volta si erano creati uno spazio sociale che difficilmente avrebbero potuto ricreare nei loro luoghi di provenienza.

Photo Credits:

Foto di Bultro da Wikemedia

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